San Francesco, uomo del Medioevo e profeta di oggi.  4 Ottobre 2025

La figura di Francesco è davvero enigmatica e stratificata: un uomo che ha attraversato il suo tempo lasciando tracce che ancora oggi ci interrogano. C'è qualcosa di profondamente misterioso in come riuscì a essere così radicale eppure così universale, così cristiano eppure così capace di dialogare oltre i confini della sua fede, così medievale eppure così moderno. 

Quando Francesco d'Assisi compose il "Cantico delle Creature" (il "Laudato sì") nel 1224, non stava semplicemente scrivendo una preghiera. Stava tessendo un linguaggio universale che trascendeva i confini della teologia tradizionale. "Laudato si', mi' Signore, per sora Luna e le stelle..." – queste parole risuonano come echi profondi della cultura del suo tempo. Il Duecento era un secolo di fermento spirituale: gli alchimisti cercavano la trasformazione della materia e dello spirito, i Catari predicavano la purezza e il distacco dal mondo corrotto, le confraternite mistiche esploravano nuove vie verso il divino. Francesco conosceva queste influenze della cultura del suo tempo. La sua visione del creato non era ingenua semplicità, ma sapienza antica: era quella comprensione dell'armonia universale che gli alchimisti ricercavano e che i Catari, i "perfetti" della Linguadoca che lui da giovane aveva frequentato, volevano vivere attraverso il rifiuto della violenza e la ricerca della spiritualità.

Come gli alchimisti cercavano di trasformare il piombo in oro, Francesco trasformava la durezza del cuore umano in amore. Come i Catari rifiutavano le ricchezze materiali, egli abbracciò "Madonna Povertà". Ma a differenza loro, Francesco non fuggì il mondo, anzi, vi si immerse chiamandolo fratello. Così nel 1219, mentre la Quinta Crociata infuriava a Damietta, in Egitto, Francesco compì un gesto eclatante: attraversò le linee nemiche disarmato e scalzo, per incontrare il Sultano al-Malik al-Kamil. Ma non andò per convertire con la forza della dialettica, né per giudicare. Andò per dialogare, per riconoscere l'umanità nell'altro, per testimoniare che la Pace è possibile anche dove sembra impossibile. Il Sultano, uomo colto e saggio, rimase colpito da questo strano monaco mendicante che parlava di amore invece che di conquista. I cronisti raccontano di conversazioni che durarono giorni, di rispetto reciproco, di un'amicizia nata oltre le barriere della fede. Francesco non ottenne la fine della crociata, ma seminò qualcosa di più profondo: l'idea che le religioni possono incontrarsi nel rispetto, che la Verità non si impone ma si offre, che il Divino (Dio, Allah, l'Eterno) è più grande delle nostre divisioni.

Oggi viviamo in un mondo lacerato: guerre, emergenze ecologiche, disuguaglianze abissali, crisi economiche, politiche e sociali. Eppure proprio in questo tempo Francesco d'Assisi ci appare non come una reliquia del passato, ma come voce profetica per il futuro, come un invito al dialogo. Ci insegna che la Pace inizia dallo spogliarci delle nostre certezze assolute, dei nostri possessi, del nostro bisogno di dominare. Ci mostra che l'altro – lo straniero, il diverso, perfino il lupo feroce – può diventare fratello se abbiamo il coraggio dell'incontro disarmato. E ci ricorda che la Terra non è una risorsa da sfruttare, ma una sorella da onorare.

San Francesco, Patrono d'Italia, continua a chiamarci alla sua rivoluzione mite: quella dell'amore che trasforma, della Pace che si fa strada scalza tra le armi. E il suo "Laudato sì" è l'inizio di una canzone che il mondo deve imparare a cantare insieme.

Tratto da “Annotazioni di Piera”

    

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