Ruoli educativi nella società tecnologica.

L’8 Aprile scorso la Biblioteca di Trezzano Rosa ha organizzato una conferenza online dello psicoterapeuta e scrittore Domenico Barrilà, che ha parlato della tematica educativa legata all’attuale utilizzo dei mezzi digitali di comunicazione. La serata dal titolo “Bambini e ragazzi iperconnessi: i nostri figli nella società tecnologica” era dedicata a genitori , insegnanti e a tutti coloro che, per lavoro o in famiglia, si trovano a svolgere un compito educativo. Barrilà ha portato l’attenzione sul fatto che i mezzi tecnologici di per sé non costituiscono un problema, se utilizzati in maniera equilibrata. Ma il modo di comunicare attraverso i dispositivi tecnologici ha a che fare con la modalità di rapportarsi gli uni agli altri: siamo esseri sociali che apprendono dagli altri come vivere e come stare insieme, sia nella realtà tridimensionale che nella realtà virtuale. E ciò che esprimiamo di noi stessi nella vita reale, trapela anche nella realtà virtuale in maniera ancora più evidente. Ormai da parecchi anni la tecnologia è entrata in modo dirompente nelle nostre vite, modificando le abitudini e le modalità di relazionarci, specialmente tra i giovani che ne sono fortemente attratti.
Lo scrittore americano Prenky ha coniato il termine “nativi digitali” per i nati dal 1985 in poi, perché a partire da quell’anno iniziò la massiccia distribuzione di personal computer.
Oggi quei primi nativi tecnologici sono a loro volta genitori e i loro figli sono ormai diversi anche da loro: le nuovissime generazioni di giovani per esempio rifiutano di usare Facebook, basato su interventi scritti istintivi di più persone per affermare il proprio modo di pensare, perché lo considerano il Social dei “vecchi”, cioè dei loro genitori.
I nuovi nativi digitali sono più orientati verso un tipo di comunicazione basata quasi esclusivamente sulle immagini, un po' come se l’essere si fondasse su ciò che appare online. “Essere” è per loro farsi valere attraverso le foto di sé e delle proprie azioni, i "selfie". A volte non sono le azioni a valere per i ragazzi che le compiono, ma la possibilità di mostrarle agli altri con fotografie o video.
E in un futuro non lontano i figli di questi nuovi figli tecnologici saranno catturati da una comunicazione tridimensionale, in cui il cervello potrà contaminare il reale con il virtuale e viceversa.
Anche questa sarà un’ulteriore evoluzione, sicuramente con lati positivi, ma anche con molti risvolti negativi. Sembra che i ruoli genitoriali ed educativi siano destinati a complicarsi sempre più per l’eccessiva ingerenza dei mezzi tecnologici di comunicazione, utilizzati sia a livello individuale che di gruppo. Ma facendo quello che lo psicoterapeuta Barrilà consiglia, cioè non rinunciando mai al compito educativo che spetta a ogni genitore o educatore attraverso il contatto diretto e lo “stare” in presenza, potremo anche in futuro preservare la nostra essenza più umana, la parte più sentimentale ed empatica che contraddistingue l’uomo come essere sociale. Non è facile, bisogna mettersi in gioco con impegno e dedizione, ma si può fare: non esistono ricette uguali per tutti da seguire, ma ingredienti importanti sono sicuramente la coerenza tra ciò che si insegna e ciò che si fa, e la presenza attenta ai bisogni e all’ascolto. Oggi come ieri e come domani.

Per vedere la registrazione dell'incontro "Bambini e ragazzi iperconnessi" con il Prof. Barrila' cliccare qui

 

     

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