Giornate della Memoria e del Ricordo: non utopica filosofia, ma speranza per il futuro. Febbraio 2024

Il 27 gennaio di ogni anno ricorre la Giornata in Memoria di tutte le vittime dell’Olocausto e cioè circa 6 milioni di Ebrei, oltre a Zingari, Testimoni di Geova, disabili, persone giudicate malate di mente e numerosi prigionieri politici e militari. Inoltre dal 2004 si dedica la data del 10 febbraio al Ricordo delle vittime delle Foibe (infoibate tra il 1943 e il ’45) e delle migliaia di persone che durante l'esodo giuliano-dalmata hanno dovuto abbandonare le proprie terre d'origine, la Venezia Giulia e la Dalmazia.
Queste due date istituzionali non dovrebbero essere volte soltanto alla pietà per le vittime di un passato ormai lontano, ma piuttosto a far conoscere o ricordare la deriva dei mali estremi, cosa che avviene quando si instaurano meccanismi di sopraffazione da parte di gruppi che si attribuiscono il potere di vita o di morte nei confronti di donne e uomini non ideologicamente allineati con il loro modo di pensare e di agire, considerati nemici per qualche tipo di diversità (politica, religiosa, etnica o fisica ecc.).
Queste Giornate dovrebbero far volgere il nostro sguardo non solo al passato e al male che è stato, ma soprattutto al futuro, per salvaguardare i Popoli dal pericolo di compiere reiterativamente gli stessi errori, commettendo gravi ingiustizie e crimini contro l’Umanità e negando i Diritti che ogni uomo o donna, in quanto tale, dovrebbe avere assicurati, secondo le leggi internazionali. Le Giornate della Memoria e del Ricordo dovrebbero rendere evidente quanto sia pericoloso per il genere umano il fatto che gli Stati continuino ad affidare alle armi la risoluzione dei conflitti. Sappiamo bene che la violenza non può che generare altra violenza e che le guerre portano grande sofferenza, morte e nuovo odio. Che l’uso delle armi avvantaggia economicamente le lobbies guerrafondaie, ma getta nella disperazione intere popolazioni. Oggi nuove guerre e lotte armate ci ricordano quotidianamente che nel mondo c’è bisogno di pace e che la diplomazia internazionale dovrà trovare soluzioni degne di un’umanità più civile e più giusta.
Il giorno della Memoria è dedicato in modo particolare al genocidio degli Ebrei avvenuto nel periodo della Shoah: i numeri impressionanti di quel genocidio hanno reso l’Olocausto un emblema assoluto di quanto possa essere estremo il male compiuto da Stati contro Stati, da interi popoli verso altri popoli, mettendoci in guardia dagli avvenimenti guidati da persone che si arrogano ogni potere nei confronti di altri uomini e donne. Anche il Giorno del Ricordo ci riporta a gravi ingiustizie e soprusi, estrema violenza e morte ad opera di uomini nei confronti di loro presunti nemici. A considerare tali brutture, si comprende quanto l’Uomo possa essere nocivo a se stesso. Sembra innegabile che “Homo homini lupus”, come scriveva Plauto nel II sec. a.C. e come affermava anche il filosofo Hobbes a metà del ‘600, per spiegare quella che per lui è la caratteristica dominante dell'uomo: l'egoismo che può fare agire come un demone distruttore. Ma già nel tardo Illuminismo il filosofo Immanuel Kant aveva ridato speranza al genere umano affermando che, come vi è certezza del Cielo stellato sopra di noi (l’universo reale), così è certa la Legge morale dentro di noi (il pensiero etico). L’Uomo non deve più rinunciare a quella caratteristica specifica che, come scriveva la filosofa Hannah Arendt, lo contraddistingue dagli altri esseri viventi: la capacità di discernere tra il bene e il male. Se il genere umano si lasciasse guidare da questa sua innata capacità, anziché dagli interessi egoistici o da simulacri ideologici del proprio tornaconto personale o di gruppo, la Ragione vincerebbe ciò che di animalesco permane nella specie umana e il mondo potrebbe godere della Pace tra le genti. Utopia? La speranza è che ciascuno di noi si adoperi a questo fine, per quanto può e per quanto gli spetta, con il sostegno della ragione, per un futuro migliore.

            

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