Antonio Canova e l’idea della Bellezza.  

Il 21 settembre 2022 a Trezzano Rosa l’Associazione TeS Tempo e Spazio a Villa Ida ha presentato una serata dedicata allo scultore e pittore Antonio Canova (Possagno 1757-Venezia 1822) nel bicentenario dalla sua morte. L’omaggio all’artista è stato un’occasione per parlare del Neoclassicismo e dei canoni di Bellezza che l’hanno ispirato.
Due giovani appassionati di arte, Alessandro Froio e Martina Fontanella, hanno condotto il pubblico presente in sala a comprendere il contesto culturale che ha ispirato il Canova nella realizzazione delle sue magnifiche opere scultoree, opere che sono patrimonio artistico dell’intera umanità, per la bellezza armoniosa che esprimono e per lo stupore che suscitano in chi le osserva.
Fonte ispiratrice del Neoclassicismo fu l’arte classica greca, con le sue forme armoniose scolpite nel marmo, simbolo di una Bellezza assoluta. A promuovere l’estetica del Neoclassicismo fu Johann Joachim Winckelmann (Prussia 1717-Trieste 1768), bibliotecario, storico dell'arte e archeologo tedesco, appassionato di letteratura e di arte greca, che a Roma divenne soprintendente alle antichità e poté dedicarsi allo studio della cultura classica. Attraverso i suoi scritti Winckelmann esercitò una grande influenza sull’arte del suo tempo, teorizzando sui canoni che stanno alla base dei capolavori classici greci e che avrebbero poi ispirato l’arte neoclassica.
Per questo pensatore le opere di Fidia e degli artisti classici esprimerebbero “nobile semplicità e quieta grandezza: come la profondità del mare resta immobile, per quanto agitata sia la superficie, così l’espressione delle figure greche, per quanto mosse da forti passioni, mostrano sempre un’anima grande e posata”.
Anche l’arte neoclassica doveva basarsi sull’armonia di un’anima in stato di riposo, anche se internamente mossa da forti passioni e forza drammatica. Per questo l’opera rispondente ai canoni neoclassici doveva apparire scevra da impulsi e conflitti interiori, per poter comunicare sensazioni equilibrate. E’ la posa misurata delle figure umane a suggerire “quieta grandezza”, senza ostentazione di focosa animosità, anche quando il dramma del mito raccontato con l’opera artistica nasca da forti impulsi e conflitti interiori. Canova risponde perfettamente a questi canoni neoclassici ad esempio nelle statue marmoree di Amore e Psiche, di Adone e Venere, del Perseo trionfante, del Teseo sul minotauro, della Maddalena penitente, delle danzatrici o di Napoleone Bonaparte.
Ogni opera è fedele al mito o al personaggio che racconta, ma coglie l’anima in un momento di statica bellezza. Canova comunque non è stato semplicemente un interprete del movimento artistico del suo tempo: ne ha reinterpretato i canoni secondo una propria personale visione e con una maestria insuperabile, capace di farci immedesimare nei personaggi che rappresenta o di calarci nei miti raffigurati. Così la Paolina Borghese è un invito a conoscere il mito di Venere vincitrice, come le statue di Orfeo e di Euridice o quella di Dedalo e Icaro narrano allo spettatore antiche storie classiche, cariche di pathos e di sentimenti validi al tempo della civiltà ellenica come ai giorni nostri. Canova tende a rappresentare una bellezza ideale che eleva le emozioni umane, facendole trasparire dalla superficie liscia e morbida del marmo, e l’osservatore rimane affascinato dalla purezza dei movimenti e dall’eleganza dei gesti.
Ringraziamo Alessandro e Martina per averci fatto comprendere come la poesia del marmo e dei gessi di questo sublime artista ancora ci parlano. In questi tempi che ci mettono a confronto ogni giorno con i problemi della crisi economica, con l'incombente minaccia climatica ed ecologica e con l’assurda bruttezza della guerra, è stato piacevole ascoltare parole e vedere immagini di pura Bellezza: proprio pensieri di “bellezza e di armonia”, in ogni senso e in ogni contesto, dovrebbero riportarci sulla strada “buona e giusta” per l’Umanità presente e futura.
E allora senza ingenuità potremmo chiederci se, come affermava il principe Miskin nell’Idiota di Dostoevkij, “la bellezza salverà il mondo”.

 

            

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