Cosa emerge dalla Cop26 di Glasgow? Novembre 2021

A Glasgow, in Scozia, dal 31 ottobre al 12 novembre 2021 si è svolta la COP26, cioè la XXVI Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. L'aspettativa di questa conferenza è che le nazioni partecipanti si impegnino seriamente per obiettivi più ambiziosi da quelli stabiliti in passato. In base all'Accordo di Parigi le parti sono tenute a svolgere ogni cinque anni una verifica degli impegni sottoscritti e secondo la Cop26 qualche progresso per impedire la catastrofe climatica è stato fatto negli ultimi tempi.
Continuando così, secondo studi del Climate Action Tracker, l'aumento di temperatura alla fine del ventunesimo secolo potrebbe essere di 1,8 gradi centigradi, ma solo nel caso che le promesse di un impegno a livello internazionale di metter in atto tutte le azioni utili allo scopo fossero mantenute.
La COP26, con la pressione dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, ha confermato l’obiettivo di riduzione delle emissioni al 2030, con graduale ma improcrastinabile eliminazione del carbone e dei combustibili fossili. Purtroppo però le nazioni non hanno impegni vincolati da date per tale eliminazione, ma solo esortazioni a far presto, considerata l’assoluta necessità di mantenere l'aumento della temperatura media globale a meno di 2 °C, proseguendo gli sforzi per arrivare nel più breve tempo possibile a +1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali.
La Cop26 riconosce infatti che gli impatti del cambiamento climatico sul pianeta saranno molto più bassi alla temperatura +1,5 °C rispetto ai +2 °C e perciò esorta i Paesi a perseguire gli sforzi per limitare i danni all’ecosistema, pur riconoscendo che ciò richiederà un'azione molto impegnativa da parte di tutte le parti in gioco. L’obbiettivo di limitare il riscaldamento globale richiede di agire rapidamente per ottenere la riduzione delle emissioni globali di gas serra. La diminuzione delle emissioni di anidride carbonica in particolare dovrà essere del 45% entro il 2030 rispetto al livello del 2010, per poi arrivare allo zero netto intorno al 2050.
Alle nazioni è richiesto di allinearsi con gli obiettivi entro la fine del 2022, producendo un rapporto sui contributi dati ogni anno e comunicando le strategie di sviluppo a lungo termine per basse emissioni di gas serra. Oltre alla riduzione di emissioni di CO2, più di 100 paesi hanno promesso di ridurre le emissioni di metano, altro potente gas serra, del 30% entro il 2030.
Ma nonostante tutti i nuovi impegni di Glasgow, si calcola che nel 2030 emetteremo circa il doppio di quanto richiesto per limitare l’aumento della temperatura a +1,5°. Pertanto tutti i governi dovranno riconsiderare i loro obiettivi. Purtroppo bisogna constatare che nessun singolo paese ha sufficienti politiche a breve termine in atto per mettersi sulla strada dell’obiettivo netto zero.
In questo quadro, una particolare nota di demerito va all’Italia, che ha già avuto un incremento di 1.54 gradi sulla terraferma con un riscaldamento superiore alla media globale (1,44°). Il decennio 2011-2020 è stato il più caldo dal 1961. Per quanto riguarda la temperatura superficiale dei mari italiani, il 2020 ha avuto una media di +0.95°. Questo implemento di temperatura ha indirettamente causato l’aumento di precipitazioni intense e di altri fenomeni meteorologici eccezionali. Il perentorio invito alla nazione è quello di mettere in atto tutte le strategie per contribuire al globale contenimento delle emissioni di gas attraverso politiche industriali, piani ambientali e azioni di sorveglianza. Importanza di rilievo avrà in tutto questo il nuovo Ministero della Transizione ecologica, istituito nel 2021, che oltre ad avere competenza per le politiche da attuare in materia energetica, dovrà contribuire all’educazione dei cittadini ad affrontare gli indispensabili cambiamenti in funzione di una sostenibilità ambientale e di una diffusa attenzione all’ecologia. Sentiamoci tutti coinvolti in questa transizione: la responsabilità di consegnare un ambiente vivibile alle future generazioni è di tutti. Il Pianeta ci chiede rispetto e impegno al cambiamento: non domani, ma ORA!

            

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