Dante ieri e oggi: echi della Divina Commedia nel nostro Italiano. 

Il 30/6/2021, nel giardino della Biblioteca di Trezzano Rosa, l’associazione TeS - Tempo e Spazio ha presentato una serata intitolata “Dante ieri e oggi: echi della Divina Commedia nel nostro Italiano”. La relatrice Francesca Fugini, una giovane donna Trezzanese che si è laureata in Letteratura italiana con una tesi sul linguaggio dantesco, ha ricordato il poeta Dante Alighiero degli Alighieri, nel settecentesimo anniversario dalla sua morte.
Il debito della nostra lingua parlata e scritta nei confronti del sommo poeta deriva dalla sua scelta di scrivere un’opera destinata a tutti e non solo ai dotti del suo tempo, usando il Volgare fiorentino invece del Latino, oltre a parole inventate o attinte da altri dialetti, e a termini derivati dal Francese dei Trovatori, poeti molto apprezzati ai tempi di Dante. Tale scelta nasceva dalla convinzione che solo questo linguaggio, capito dal popolo (volgo), fosse in grado di parlare agli uomini del suo tempo di sentimenti e di espressioni dell’animo. In un certo senso si può dire che Dante abbia inventato l’Italia partendo da una lingua che sarebbe poi diventata comune per tutti gli abitanti della penisola italica, allora divisa in tanti stati diversi, spesso nemici tra loro. Così il bel Paese fin dal 1300 diventò idealmente un’unica terra, unita dalla bellezza e da una cultura che raccoglieva l'eredità dell'Impero romano e del mondo classico, ma fino ad allora priva di un comune idioma. La Divina Commedia parla dell’Uomo, delle sue passioni e del suo intimo sentire ma, con le frequenti incursioni nella società a lui contemporanea, Dante ci ha lasciato anche testimonianza storica dell’Italia del suo tempo. E in molte terzine sono descritti luoghi italiani che il poeta ha avuto modo di visitare, dal nord al sud della penisola, da Firenze alla Roma dei papi e ad altre importanti città, conosciute nel suo vagabondare di esiliato. Severo con i suoi contemporanei, nella Divina Commedia Dante denuncia i politici corrotti, i Papi simoniaci, i banchieri approfittatori, gli usurai e tutti coloro che anteponevano l'interesse privato a quello pubblico. Ma nello stesso tempo esalta la nostra umanità e la nostra capacità di resistere tra lacrime e silenzi, per rinascere dopo le sventure, le guerre, le epidemie, sino a "riveder le stelle", simbolo di luce e di speranza. Di qui la sua attualità, oltre all'universale apprezzamento dell' immortale capolavoro: un’opera ricchissima tanto di significati e di contenuti linguistici che stanno all’origine del nostro Italiano, quanto di simboli e valori etici che travalicano il tempo e lo spazio. I vari spunti e suggerimenti che vi si trovano, non sono adatti solo ad un uomo del Medioevo, ma ad ogni lettore che si lasci affascinare dal mitico racconto della discesa agli inferi e della risalita attraverso il Purgatorio, fino alle paradisiache visioni.
Oggi il linguaggio dantesco ci risulta spesso ostico e di non immediata comprensione, ma va innegabilmente riconosciuto il valore di Dante Alighieri come padre del nostro bell’idioma, nato dalla letteratura medievale e dal tardo latino, oltre che dalla trasformazione dei dialetti italici volgari. La lingua viva non rimane inalterata: nel tempo continua incessantemente ad accogliere nuovi termini e a trasformarne altri, relegando certe parole “antiche” alle opere scritte dei tempi che furono. Ma, come Francesca Fugini ha spiegato, anche oggi la Filologia trova spunti nelle cantiche dantesche per chiarire l’origine e la derivazione di tanti termini di uso comune e di modi di dire ancora attuali. Così ad esempio, in questi ultimi mesi, nella speranza di superare definitivamente la pandemia in atto, più voci hanno benaugurato di uscire presto dalla “selva oscura” per tornare finalmente “a riveder le stelle”, guardando al pericolo scampato con la stessa impressione che ritroviamo in queste terzine del primo canto dell’Inferno:

“E come quei che con lena affannata,
uscito fuor dal pelago a la riva,
si volge a l’acqua perigliosa e guata,
così l’animo mio, ch’ancor fuggiva,
si volse a retro a rimirar lo passo
che non lasciò già mai persona viva.”

Per ascoltare un estratto della relazione di Francesca Fugini cliccare sul link di youtube pubblicato dalla Biblioteca di Trezzano Rosa: https://www.youtube.com/watch?v=P4JDIOKvTe4


L’Associazione TeS augura a tutti BUONE VACANZE!

            

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