Le origini del nostro Carnevale.           Febbraio 2019

La festa del Carnevale ha le sue radici in rituali romani pagani celebrati nel mese di febbraio, mese di passaggio dall’inverno alla primavera, dedicato alle cerimonie di purificazione e ai riti di fecondazione con libagioni ed eccessi, secondo la regola del “semel in anno licet insanire” (=una volta l’anno è lecito essere folli).
Risale però al periodo medievale il tipo di festa simile a quella attuale, che, all’insegna del motto “a Carnevale ogni scherzo vale”, era caratterizzata da divertimenti, scherzi e grandi mangiate, mentre l’allegria veniva favorita da una specie di temporanea sospensione della legge morale. Le usanze del Carnevale infatti avevano lo scopo di rallegrare la gente, prima del lungo periodo della Quaresima improntato alla penitenza e al sacrificio. Successivamente, nel Rinascimento, con i tradizionali carri allestiti per il carnevale si esibiva la grandezza dei Signori. “Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza”, cantava Lorenzo il Magnifico durante i baccanali carnevaleschi di Firenze.
Nei giorni delle feste di Carnevale grazie alle maschere e ai costumi si annullavano le differenze tra le classi sociali, e ciascuno era libero di unirsi agli allegri riti, per rendere meno pesanti i successivi giorni di penitenza.
A Venezia tutto il popolo partecipava al Carnevale con fantasiosi travestimenti e il giorno più importante della festa era il Giovedì Grasso, quando in piazza San Marco si festeggiava la vittoria della Serenissima Repubblica contro il Patriarca Ulrico. Per ricordare quella vittoria i fabbri e i macellai della città “tagliavano le teste ai tori” , come ancor oggi simbolicamente si dice col significato di “togliere di mezzo gli ostacoli”. I vari rituali del Carnevale si attenuarono poi con il tempo e divennero più “acrobatici”: oggi ne sono esempio le imprese dei funamboli del “volo del Turco”, spettacolo in cui un artista cammina, con un bilanciere in mano, su una fune legata ad una barca, risalendo fino alla cima del campanile di San Marco. Segue il “lancio dell’angelo”, che dal campanile “vola” sulle teste degli incantati visitatori del carnevale veneziano.
Il Martedì Grasso infine è il giorno di chiusura dei festeggiamenti carnevaleschi ed è chiamato così perché durante le feste si consumavano cibi grassi. Ma il termine “carnevale” deriva dal latino “carnem levare” (privarsi della carne) e infatti, dal giorno dopo, cioè il Mercoledì delle Ceneri, la Chiesa un tempo raccomandava ai fedeli di rispettare il digiuno e l’astinenza dalle carni previsti per la Quaresima. Ecco perché nei giorni di Carnevale si potevano gustare prelibatezze, come i tipici dolci che la tradizione ci ha tramandato e che ci piace assaporare ogni fine febbraio/inizio marzo insieme ai bambini. Parlando soltanto dell’Italia, nelle diverse regioni si preparano con tipiche ricette vari dolcetti di Carnevale, che qui elenchiamo parzialmente solo a titolo di esempio della ricchezza delle nostre tradizioni gastronomiche: il berlingozzo e la schiacciata alla fiorentina, le fritole veneziane, le cicerchiate di Umbria, Marche e Abruzzo …Poi le frittelle, le castagnole, le zeppole e le ciambelle di Carnevale diffuse in tutta Italia. E naturalmente le chiacchiere, chiamate con nomi diversi nelle varie regioni (bugie, cenci, frappe, sfrappole, crostoli, galani, intrigoni o fiocchi ...), che mangiate tra coriandoli, mascherine, carri e stelle filanti, danno il gusto della tradizione all’allegria carnevalesca.

Curiosità sul Carnevale trezzanese.

La tradizione del Carnevale Ambrosiano, che finisce con il “sabato grasso” (quattro giorni dopo il martedì grasso), si dice risalire ad un pellegrinaggio del vescovo Sant’Ambrogio (fine IV sec. d.C.), che aveva annunciato il suo ritorno “in tempo per celebrare le Ceneri con i milanesi”. A causa del suo ritardo, la popolazione per attendere il Pastore posticipò il rito alla domenica successiva. Ma si tratta solo di una leggenda, perchè in realtà la differanza è dovuta ad un diverso computo dei 40 giorni di digiuno quaresimale.  E’ però un fatto curioso che il Comune di Trezzano Rosa, pur essendo in provincia di Milano, segua il rito Romano anche per le date del Carnevale, terminando le feste col martedì grasso. Questo perché Trezzano anticamente faceva parte della Canonica di Pontirolo, non compresa nella Diocesi di Milano, mentre ad esempio il vicino Comune di Basiano, da sempre appartenente alla Diocesi milanese, è soggetto al rito Ambrosiano: “Paese che vai, usanza che trovi!". 

            

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