Centenario della Vittoria – 4 Novembre 1918-2018 

Il 3 novembre a Villa Ida l’associazione TeS ha ricordato la Vittoria del 4 Novembre 1918 con letture e una mostra di immagini e pagine d’epoca della Domenica del Corriere.
Nella celebrazione del Centenario della Vittoria del 4 novembre 1918, al di là della retorica che spesso accompagna i resoconti storici, il nostro ricordo si è rivolto ai giovani di allora e a tutte le vittime della Grande Guerra, rafforzando il desiderio di Pace nel mondo. Perché, come già scriveva nel V secolo a. C. Erodoto ne “Le Storie”,

Nessuno è così stolto da preferire la guerra alla pace,
poiché in tempo di pace sono i figli che portano a sepoltura i padri,
mentre in tempo di guerra sono i padri che seppelliscono i figli 

All’indomani della Vittoria del 4 Novembre 1918 una della conseguenze più tragiche con cui confrontarsi fu quella della morte collettiva: migliaia di uomini, giovani, ragazzi, mariti, padri, avevano lasciato per sempre le loro case e i loro affetti.
Un apposito servizio del Ministero della Guerra si occupò già nel 1918 del recupero delle salme sulle cime, cosa che diede subito il senso di ciò che era drammaticamente accaduto al fronte nei lunghi anni di combattimenti.
Lo Stato comprese che, accanto ai grandi uomini che avevano fatto la storia del Paese, dovevano essere innalzati ora anche i tanti sconosciuti partiti da tutte le località della penisola, caduti sulle vette della frontiera.
Così la Vittoria del 4 Novembre 1918 venne in seguito celebrata attraverso l’edificazione di sacrari e monumenti collettivi, la realizzazione di parchi e viali del ricordo. Questi luoghi di culto dei caduti divennero quelli dove poter pregare anche per chi non era stato trovato. E a Roma il Milite Ignoto dell’Altare della Patria ne diventò il simbolo.
Nel 1920 il Ministero della guerra incaricò una commissione di esplorare ogni luogo in cui si era combattuto, dal Carso agli Altipiani, dalle foci del Piave al Montello. Fu scelta una salma per ogni zona di guerra e poi, nell’ottobre 1921, una madre di un disperso in guerra, bendata, ne scelse a caso una soltanto. In seguito sulla linea Aquileia-Roma, su un vagone ferroviario si compì il viaggio del Milite Ignoto: per 800 Km il treno passò tra due ali di folla, perché ovunque la gente accorse spontaneamente lungo i binari a salutare il passaggio di quel Milite che rappresentava e poteva essere il parente o l’amico morto in guerra. Furono in molti a sventolare il tricolore o a gettare fiori, mentre le madri piangevano quell’ignoto soldato, come se fosse proprio il loro figlio mai più ritornato.
La diffusione dei monumenti ai caduti fu poi incentivata negli anni del regime fascista, per animare i giovani a emulare gli eroi della Patria. La propaganda di quegli anni fece di ogni caduto un eroe e si realizzarono i grandi Sacrari, scenografiche creazioni che enfatizzavano la guerra, recuperando i motivi iconografici della tradizione risorgimentale: Vittorie alate, aquile, archi del trionfo, are, alloro e allegorie dell’Italia furono i simboli estetici di un’arte divenuta strumento di propaganda.
Oggi invece, a distanza di 100 anni dal 4 novembre 1918, alle retoriche celebrazioni della Vittoria devono sostituirsi nuovi linguaggi, attraverso cui il ricordo del dolore causato dalla guerra faccia maturare ideali di pace, in modo che la memoria diventi sguardo sul futuro.
Come disse l’allora papa Benedetto XV, la Grande Guerra è stato il «suicidio dell'Europa civile» e causò la strage di una intera generazione: non ci fu paese senza i suoi giovani caduti. Anche da Trezzano Rosa partirono ragazzi e uomini, forse inconsapevoli del loro destino e della gravità del momento: le loro paure e le loro speranze erano le stesse di tutti gli altri.
Un monumento può certamente avere diverse finalità: può essere celebrativo e commemorativo, ma può anche essere un monito per chi lo guarda. Ed è ciò che il monumento ai caduti di Trezzano Rosa, opera dello scultore Max Squillace, rappresenta, mostrando un mondo squarciato e un’umanità divisa e dilaniata, per esprimere la sofferenza causata dai due conflitti mondiali.
Ai piedi del monumento fotografie e nomi ricordano i caduti delle due guerre.
Perché è giusto “NON dimenticare”, come scriveva il combattente Jiulus Fucik 

Vi chiedo solo una cosa: non dimenticate.
Raccogliete le testimonianze di quanti sono caduti.
Un bel giorno oggi sarà il passato
e si parlerà di noi come eroi anonimi che hanno creato la Storia.
Ma sappiate … che eravamo persone, con nome, volto, desideri e speranze.

 

 

     
Trezzano Rosa,

4 novembre 1918 – 2018


In onore dei Caduti
In difesa della Pace

 

 

 

            

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