Biologico è meglio? Maggio 2017


E’ innegabile che contribuire a preservare le risorse naturali ci fa stare a posto con la coscienza, perché lasciare ai nostri figli e nipoti un pianeta pulito dove vivere è un nostro dovere. Ma fa bene anche alla salute personale nutrirsi con cibi sani. Ciò nonostante l’agricoltura biologica non è ancora diventata la tendenza dominante. Sappiamo che, attraverso le rotazioni, la diversificazione e l’integrazione delle piante e degli animali, il controllo biologico dei parassiti e il riciclaggio delle biomasse, la gestione biologica ha effetti positivi sulla terra, sull’acqua e sulla biodiversità. E che, mentre 10 milioni di ettari di terreno fertile vengono persi annualmente a causa di pratiche agricole non sostenibili, l’agricoltura biologica ha invece dimostrato grandi vantaggi ecologici:
• aumenta la fertilità del suolo e la sua produttività
• fa conservare maggiormente l’umidità del terreno e aumenta la sua capacità di drenaggio con una richiesta di irrigazione dal 20% al 60% inferiore
• riduce l’inquinamento dell' acqua e i nitrati delle acque sotterranee
• trattiene più carbonio al suolo e quindi contribuisce a mitigare i cambiamenti climatici.
Si calcola che una conversione globale al metodo biologico trasformerebbe l’agricoltura in attività a basso impatto, perché il consumo di energia delle aziende agricole biologiche è ridotto di un terzo, rispetto alle aziende convenzionali.
Inoltre gli alimenti di origine biologica contengono 10-60% in più di grassi salutari, come gli omega-3, e hanno più vitamina C e antiossidanti e soprattutto contengono molto meno residui di pesticidi e metalli pesanti tossici.
Ma a causa del prezzo più alto dei prodotti, il settore biologico rimane ancora relativamente piccolo: 2-3% delle vendite al dettaglio in Italia. Generalmente però i consumatori di prodotti biologici non sono persone più ricche, ma costituiscono una élite consapevole: sono madri che vogliono cibi sani per i figli, anziani che usano gli alimenti bio come metodo di medicina preventiva. O anche persone che eticamente tengono conto della tutela ambientale e del sostegno alle aziende agricole convertite al Biologico.
La maggioranza dei consumatori è però ancora scettica su certe questioni: il biologico è davvero più sicuro e nutriente? L’etichetta è affidabile o è una frode per far pagare di più? Nel dubbio si scelgono i prodotti a prezzo più basso, spesso troppo basso: una recente indagine della FAO (Food and Agriculture Organization)  ha attestato che i prodotti alimentari e agricoli costano almeno tre volte il prezzo che paghiamo sul mercato. Infatti per ogni euro speso i contribuenti hanno già versato un euro per mitigare i danni ambientali causati dall’agricoltura chimica e spenderanno un altro euro per la perdita di benessere causata non solo dal cibo meno sano, ma anche dall’inquinamento e dal degrado ambientale. Così sono tutti i contribuenti, oltre che le generazioni future, a dover pagare il conto di pratiche agricole non sostenibili. Mentre una conversione globale all’agricoltura e ai metodi biologici potrebbe fornire energia e proteine per tutti senza inquinare, a patto che il bestiame non venga più alimentato con cereali commestibili per l’uomo (ma su pascoli), che la biomassa venga riciclata e che si consumino 3-4 volte meno cibi di derivazione animale.
Di queste tematiche si è parlato molto in occasione di EXPO 2015, con un grande miglioramento dell’informazione, utile ad accelerare il necessario cambiamento. Ma è importante continuare a mantenere viva la coscienza di queste problematiche, per poter compiere in tempi ragionevoli il passaggio ad una agricoltura sostenibile, per il bene dell’intero pianeta.
Ci auguriamo che ricordare questo articolo al momento di fare la spesa, possa aiutare, chi ancora non l’avesse fatto, a modificare un po’ le scelte dei prodotti alimentari in funzione della salute, tenendo d’occhio non soltanto il prezzo, ma anche l’origine e l’ etichetta di ciò che acquistiamo. Perché, come diceva Ippocrate, “ il primo medicamento è il nostro nutrimento”.

 

            

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