Educare oggi                                                     Maggio 2016

Vogliamo dedicare questa pagina mensile ai genitori, ai nonni e a tutti gli educatori.

A Trezzano Rosa è stato più volte don Chino Pezzoli, sacerdote educatore esperto di relazioni tra genitori e figli, che ha incontrato la nostra comunità e il gruppo genitori delle scuole trezzanesi sul tema "Educare oggi”. Per chi non ha avuto modo di ascoltarlo personalmente, proponiamo qui l’estratto di un suo articolo, pubblicato nella rubrica ”EducataMente” della rivista bimensile “Promozione Umana” (N.95).

Sembra che le persone più inclini alla noia siano quelle che hanno vissuto un’infanzia nella bambagia. Il troppo benessere favorirebbe cioè un modo di essere da piccoli principi (o principesse), che non sanno apprezzare niente. Questi bambolotti in seguito, quando dovranno affrontare i problemi e le difficoltà, si sentiranno spesso perseguitati dalla sfortuna e avranno bisogno di sostegno psicologico, essendo fragili e inadeguati di fronte ai problemi di ogni giorno.

Si meravigliano i genitori quando si sentono spiegare che devono essere esigenti con i loro figli, se hanno a cuore la loro felicità. Un bambino viziato potrebbe non riuscire nella scuola e poi nel lavoro, nella vita affettiva e sociale. I grandi personaggi spesso sono cresciuti in contesti difficili o hanno vissuto con educatori preparati ma esigenti. I genitori che pensano di amare i figli collocandoli “sotto una campana di vetro”, non si accorgono di allevare candidati all’infelicità.

E’ stato affermato che avere penalizza l’essere. Ossia, coloro che crescono nella ricchezza non sono allenati a cogliere i veri valori umani e morali. I grandi maestri e i saggi d’ogni epoca hanno sempre sostenuto che una vita povera è ricca di idee, sentimenti, desideri. Oggi i nostri bambini nascono in contesti famigliari dove non manca nulla e presto diventano dipendenti dalle cose e dal piacere. Alcuni sono “firmati” dalle scarpe al cappello, hanno giocattoli costosi e oggetti tecnologici all’avanguardia. Così il troppo benessere non è una meta, ma una trappola. Sembra un controsenso parlare di povertà in una società come la nostra, che propone il culto delle cose per apparire. Basta ascoltare con quanto entusiasmo si confrontano i bambini sulle cose che possiedono. Quando festeggiano il compleanno a volte tengono più ai regali che alla presenza dei loro genitori. Il benessere diventa così il Killer dei sentimenti. Capita di sentire i bambini dire: “La mia mamma mi ha regalato questo…  Guarda cosa mi ha comprato il mio papà …” In passato, quando la povertà era diffusa, ai bambini si regalava una carica umana per fare bene. Ora invece, se la crisi obbliga una famiglia alle ristrettezze, papà e mamma si sentono quasi in colpa per non poter dare ai figli ciò che gli altri bambini ricevono dai loro genitori.

Come si può proporre oggi ai nostri figli una vita semplice, umana, che apprezza gli incontri, i sentimenti? Non è impossibile, se la famiglia diventa uno spazio di convivenza in cui anche per i bambini sono importanti piccoli gesti come levarsi da letto senza indugiare, aspettare che tutti siano serviti per mangiare, salutare le persone per primi, limitare il tempo da dedicare a televisione e videogiochi… Sono gesti e rinunce che avviano i ragazzini ad avere atteggiamenti più attivi e compartecipativi.

Uno dei compiti degli educatori è quello di “immergere” i bambini nella realtà: cercare di mistificarla sarebbe davvero un inganno. Impariamo quindi a dire dei “NO”, anche quando si rischia di entrare in urto: la reazioni che a volte ne conseguono hanno un valore difensivo, per evitare un comando, un richiamo, una correzione. Gli educatori si dimostrino però sereni di fronte alle rimostranze dei bambini che vogliono, a tutti i costi, farsi valere. Le contestazioni sono reazioni naturali e i conflitti stanno perlopiù ad affermare che il genitore (o l’educatore) c’è e fa la propria parte. A questo proposito ecco un raccontino pedagogico:

“C’era una volta un blocco di marmo che uno scultore tentava di rifinire con lo scalpello. Il marmo disse allo scultore: -Basta, mi tormenti troppo!- Ma lo scultore continuava imperterrito il suo lavoro. Quando il marmo per ribellarsi decise di rotolargli via, lo scultore esclamò: -Tutto quello che sto facendo è per migliorare la tua forma, perché tu possa diventare un’opera completa!- Allora il marmo non si lamentò più e decise di lasciarsi abbellire dall’artista.”

Così, quando lo scopo dell’intervento educativo è la maturità e la crescita dei figli, le “scalpellate” possono essere utili, purché siano “costruttive” e non il risultato di uno sfogo istintivo. Certi interventi dettati dalla collera e dal rancore, e che portano persino a picchiare i bambini, non hanno niente di educativo né di lecito. Sono violenze che danneggiano l’autostima del bambino e possono essere la causa di disturbi relazionali. Senza poi considerare che il bambino picchiato agirà allo stesso modo quando qualcuno lo farà adirare. Quindi non si confonda l’educazione con il tiranneggiare i figli! Alcuni genitori si vantano perché nella loro famiglia vige una disciplina ferrea ottenuta con imposizioni perentorie. Ma tutto ciò che viene subìto non fa altro che favorire frustrazioni e inibizioni, che compromettono l’equilibrio presente e futuro dei piccoli. Ci sono bambini cresciuti con genitori violenti o impositori che hanno accumulato tanto malessere, che poi è esploso nell’adolescenza, procurando danni a se stessi e agli altri. Tutto ciò che si chiede ai piccoli dev’essere accompagnato dalla serenità e dalla fermezza, dal sorriso e dalla determinazione: occorre cioè autorevolezza e non autorità.

Educare è un’arte basata più sull’intuizione e la sensibilità personale che sui consigli della Pedagogia più attuale o dell’ultimo “bestseller”. Premesso questo, si può però tentare di dare qualche buon suggerimento. Per esempio quello di non nascondere la verità e di mostrare ai bambini la realtà, senza paraocchi. La realtà per i bambini è tutto ciò che li circonda: persone, cose, casa, fratellino, sorellina, anche il cane o il gatto. Un realismo che avvia i piccoli a focalizzare gli oggetti e le persone che li circondano così come sono. L’aggancio alla realtà fatta di gioie, ma anche di sofferenze, li renderà coscienti del bene e del male. Smettiamo di ritenerli incapaci di una propria valutazione e di tenerli al riparo da tutto. Nella mente dei bambini esistono meccanismi di difesa: essi sono in grado di percepire la realtà e sono capaci di sublimarla con la fantasia. E comprendere ciò che li circonda sarà un’ottima occasione per crescere.

 Serenità a voi e alle vostre famiglie.

 

 

 

 

            

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