Expo: fu vera gloria?
 

L’Esposizione internazionale 2015 ha chiuso i battenti con risultati ragguardevoli in termini di numeri di visitatori, eventi, incontri e conferenze, producendo importanti documenti programmatici per la soluzione di grandi problemi ecologici e per una strategia alimentare a salvaguardia del pianeta e dell’umanità.

Fin dalla prima Expo universale (Londra 1815) lo scopo di queste grandi manifestazioni è stato principalmente quello di fare circolare idee e di comunicare i progressi dell’uomo in campo industriale, scientifico e tecnologico oltre che nel settore agrario e nell’artigianato. Le grandi Expo furono sicuramente volute per uno scopo economico e commerciale, ma anche politico, culturale e conseguentemente educativo. Perciò il BIE (Bureau International des Expositions che dal 1928 regolamenta le Expo) nell’attuale protocollo ha stabilito che “un’esposizione internazionale deve sempre avere come scopo principale l’educazione del pubblico, presentando i mezzi a disposizione dell’uomo per soddisfare le esigenze della civilizzazione, dimostrando i progressi conseguiti in uno o più campi (indicati dal titolo dell’Expo) e individuando le prospettive per il futuro”. A nostro avviso questa finalità è stata pienamente adempiuta da Expo 2015, perché mai come negli ultimi sei mesi sono stati sviluppati i temi dell’alimentazione, sia a livello individuale che collettivo e planetario, ponendo l’attenzione non solo sulle tradizioni locali ma anche sulla salute, sull’ecologia, la sostenibilità e la disponibilità di cibo, in considerazione del pressante aumento della popolazione mondiale. Il titolo dell’Expo di Milano “Nutrire il pianeta. Energia per la vita” ha indotto ad affrontare problematiche ambientali, la sicurezza alimentare, la tutela della biodiversità, le alternative energetiche e l'innovazione delle tecnologie, in una visione multidisciplinare che porta al raccordo delle competenze. Di fatto la Comunicazione ha ampliato la coscienza dei problemi, focalizzando l’attenzione su come sarebbe possibile assicurare a tutta l’umanità un’alimentazione buona, sana, sufficiente e sostenibile, e ciò non può che avere conseguenze positive per il futuro del Pianeta.

Milioni di persone in questi mesi hanno percorso le vie del Decumano e del Cardo del sito Expo (così denominate secondo la terminologia latina che indicava le strade più importanti degli accampamenti e degli insediamenti romani, intersecate perpendicolarmente): per tutti è stata un’esperienza importante, forse faticosa, ma sicuramente entusiasmante. A parte gli inevitabili interessi puramente economici dei vari sponsor commerciali e le spaventose lunghissime code, è certamente positivo il fatto che ciascun visitatore di Expo, oltre al ricordo di luci, suoni e soprattutto immagini, abbia potuto introiettare idee ed una maggiore consapevolezza sui grandi temi considerati nei vari padiglioni, nelle aree tematiche e nei cluster. I giovani, il volontariato e la società civile tutta sono usciti migliorati da questo viaggio nel Mondo di Expo, che in qualche modo ha favorito l’unione delle varie componenti sociali, culturali e scientifiche, in un approccio multidisciplinare ricco di suggestioni.

Si sono ormai spente le coloratissime luci dell’Albero della Vita, icona simbolo della Natura e delle forze generatrici e rigeneratrici. L’Albero con un intreccio spiroidale concatenato è teso verso l’alto e verso il futuro, ma è concretamente radicato nella terra e nel passato, metafora emblematica dei propositi scaturiti da Expo 2015 per l’avvenire, riguardo alle importanti questioni che stanno alla base della prossima evoluzione della Storia dell’Uomo: il Cibo, l’Acqua, l’Energia e la Tecnologia nel rispetto della Natura, secondo i criteri della sostenibilità e della cooperazione internazionale.

Terminata la grandiosa manifestazione, sta a noi ora rimanere vigili affinché i propositi di oggi non risultino solo vane parole. Expo non termina qui, perché le complesse sfide cominciate in questi ultimi sei mesi, d’ora in avanti andranno continuate con impegno, secondo quello spirito nuovo soffiato sul mondo dell'agricoltura, dell’industria e dell’attuale società civile. Se le Esposizioni Universali del secolo scorso erano all’insegna di una piena fiducia nella tecnologia industriale e nel progresso, oggi questa fiducia non è più incondizionata, ma è indissolubilmente legata alla necessità di salvaguardare il Pianeta e l’Uomo. E ciascuno di noi dovrà fare il possibile perché la "Carta di Milano” (vedi lettura TeS di Agosto) diventi una pietra miliare nello sviluppo futuro dell’umanità.

Dunque Expo 2015 fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza, che dipenderà da come la nostra società saprà trasformare l’ottimistica fiducia verso il futuro in un reale impegno di cooperazione e di comunicazione, secondo un sano pragmatismo basato sui canoni della sostenibilità, in un reciproco interscambio culturale di idee e soluzioni.

Proprio sull’onda di questo importante proposito la prossima Expo universale, che sarà organizzata a Dubai nel 2020, avrà come tema “Connettere le menti, creare il futuro”: e la sfida per un domani migliore continuerà.

     

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